Il taglio del mazzo

Matteo Salvini in Senato, ieri pomeriggio, rivolto «agli amici Cinquestelle» dice «accetto la sfida, tagliamo il numero dei parlamentari e poi andiamo al voto il giorno dopo». E di fronte ai tanti punti interrogativi sulle facce di astanti e giornalisti, il ministro rivela «Si può fare con la legge attuale, il taglio entra in vigore nella legislatura successiva».

Così sentenziava, invece, in un tweet del giorno prima: «Il taglio dei parlamentari in realtà è un Salva-Renzi. Fino all’anno prossimo non si potrebbe più tornare a votare, e la coppia Renzi-Boschi (che ha sempre votato contro il taglio) salverebbe la poltrona». Come dire tutto e il contrario di tutto senza che qualcuno si alzi a rinfacciarlo, o almeno a chiedere ingenuamente (un po’ come Holden che si domanda dove vadano le anatre d’inverno) «scusi, che cosa è cambiato in ventiquattro ore?».

Parla, gigioneggia e fa battute sull’abbronzatura altrui dimenticando i suoi comizi in spiaggia, gira intorno all’argomento crisi di governo (se la crisi c’è non può votare in accordo con l’ex alleato; se invece non c’è, perché la mozione di sfiducia?) e a molti viene la sensazione di un clamoroso bluff. Che qualcuno voglia andare a vedere, allora? Per il momento c’è un solo dato certo: il Senato ha calendarizzato l’intervento del premier Conte al 20 agosto. Quindi, alla prima mano Salvini è andato sotto. Ma nella partita manca ancora un giocatore, quello che sta al Quirinale in attesa del suo turno di dare le carte.

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