Tecnologia e fantasmi

foto di repertorio (Depositphotos)

Potete scorgervi quasi della poesia nella coincidenza con cui il Comune presentava in commissione la sua “Anagrafe 2.0” proprio mentre gli ispettori dello Spresal andavano all’Albergo dei 2 pini, che è il nome con cui era conosciuto il manicomio di via Giulio, oggi sede dell’anagrafe centrale. E date le premesse, non mi stupisco che abbiano trovato muffa in alcuni locali o danni dovuti all’età. Però è poetico, dicevo, questo contrasto. Da un lato si cerca di migliorare il servizio ai cittadini, ricorrendo anche a quanto può offrire la tecnologia (poi ogni tanto anche questa non aiuta, soprattutto perché ad averci a che fare sono pur sempre esseri umani…), dall’altro si scontano carenze imputabili a tali e tanti fattori che non si saprebbe neppure chi incolpare. Però via Giulio fa storia a sé: le sofferenze maggiori, lo sapete, sono toccate alle sedi distaccate, anche quando sono ospitate in edifici ristrutturati o addirittura moderni. Io, personalmente, sono impressionato dal fatto che moltissime annotazioni sono ancora trascritte su enormi registri che mi paiono usciti di peso dal secolo scorso. Sono le necessità della burocrazia, immagino. Che resta immutata e immutabile, anche se le carte d’identità diventano elettroniche (piccola nota di colore che vale come un consiglio: si fa prima a ottenere il passaporto), o se si dà una mano di bianco in più. Tanto certe cose non se ne vanno. Non è un caso che, a quanto si dice, in via Giulio si avvertano misteriose presenze…

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