Aveva chiesto di tornare tra i 'suoi' Alpini

Torino, morto suicida il militare che si era ammalato di leucemia per l’uranio impoverito

Pochi giorni fa aveva raccontato il suo dramma a CronacaQui: "L'ho presa a Kabul, nel 'cimitero dei carri'. Ci sono passato per sei settimane di fila, senza nessuna protezione: la polvere è entrata dentro di me"

L’ha fatta finita, Luigi Sorrentino. Soltanto pochi giorni fa, sulle pagine di CronacaQui, aveva raccontato il suo dramma e la sua voglia di tornare negli Alpini. Non c’è stato tempo. Perché Luigi, caporal maggiore scelto in servizio alla Scuola di Applicazione di Torino, si è suicidato, impiccandosi, nel suo appartamento al quinto piano del quartiere Cit Turin.

Sorrentino, 40 anni, era malato di leucemia e col secondo reggimento Alpini di Cuneo aveva partecipato alle missioni in Kosovo, nel 2005, e in Afghanistan, nel 2006 e nel 2008. Non ha lasciato alcun biglietto: il suo corpo è stato trovato da un’amica che ha subito avvisato la polizia.

LE SUE PAROLE A CRONACAQUI:

“Io so dove ho preso la leucemia – aveva raccontato al nostro giornale -. a Camp Black Horse, lungo la Violet Road di Kabul. Quella era la base dove addestravo le forze speciali afghane. E dietro c’era quello che tutti chiamavano il “cimitero dei carri”, un enorme sfasciacarrozze di mezzi corazzati di fabbricazione sovietica distrutti dagli americani. Btr e T60, quasi tutti colpiti da proiettili all’uranio impoverito.

Erano enormi ammassi di acciaio fuso dai quali si alzava una polvere invisibile sollevata dai “twister”, piccole trombe d’aria tipiche del deserto. È il vento che portava l’uranio, e ora capisco perché gli americani avevano il tassativo divieto di avvicinarsi al “cimitero dei carri”. Invece io, che ero pilota di mezzi blindati, ci sono passato per sei settimane di fila, senza nessuna protezione: la polvere è entrata dentro di me. E io mi sono ammalato di leucemia”.

LA CAUSA DI SERVIZIO

Pretendeva giustizia, Gigi. Con gli avvocati Alessandra Cavagnetto e Miretta Malanot aveva intentato una causa di servizio davanti al Tar del Piemonte, «ma non lo faccio per i soldi, voglio che qualcuno riconosca i propri errori e ammetta che conosceva già allora gli effetti dell’uranio impoverito. Lo devo ai miei colleghi che oggi non ci sono più: Carmine Ferrara e Antonio Attianese» ci aveva detto.

Soprattutto, Sorrentino aveva iniziato una lunga e sfibrante battaglia tutta interna alla forza armata per tornare al suo ruolo operativo al Secondo reggimento alpini di Cuneo. Perché dopo che per i medici era tecnicamente guarito, con la “remissione” della leucemia, o ha svolto mansioni d’ufficio o è stato messo in convalescenza.

«Mi hanno negato il reintegro dopo aver sostenuto un test di personalità. Eppure quando c’era da addestrare gli afgani andavo bene. I soldi qui non c’entrano, è un discorso etico: io sono sotto le armi dal ‘97, ho sempre creduto nella Bandiera e ho fatto un giuramento. Ora invece mi danno 1.500 euro al mese per restare a casa a fare nulla, tradito da una politica che prima ti usa e poi ti abbandona. Non credo di chiedere troppo: in fondo sono ancora padrone di andare a morire in missione con il mio cappello alpino sulla testa».

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