Il caso risale al novembre del 2008

Tentò di uccidere moglie e figlia aprendo il gas: l’accusa chiede 12 anni

La difesa parla di reato impossibile", ma per il pm l'uomo voleva provocare un'esplosione o una morte per asfissia da metano

Tentò di uccidere moglie e figlia aprendo il gas: il pm chiede 12 anni

Tentò di uccidere la moglie (da cui era separato) e la figlia lasciando il gas aperto prima di uscire di casa. Questa l’accusa che il pm Nicoletta Quaglino contesta al torinese Carlo L. 47 anni, per il quale oggi ha chiesto 12 anni di carcere.

UN EPISODIO FORTEMENTE CONTROVERSO
L’episodio, fortemente controverso e già trattato dalla Corte d’appello con una sentenza annullata dalla Cassazione, risale al 9 novembre del 2008, e si verificò in una villetta del circondario di Torino. La donna avvertì un forte odore di gas, uscì di corsa insieme alla figlia di 9 anni, chiamò i vigili del fuoco e chiuse il contatore esterno. Carlo disse che era entrato nella tavernetta al piano interrato all’insaputa della moglie, di essersi preparato un te’ e di avere dimenticato di spegnere prima di andarsene.

LE CONSULENZE TECNICHE SUL CASO
Per smontare la versione dell’uomo, il pm Quaglino ha fatto ricorso a numerose consulenze tecniche e a svariate circostanze: “L’imputato – ha affermato – è un tecnico di laboratorio e lavora in un ospedale. E’ uno che racconta di avere aggiustato il suo primo asciugacapelli a otto anni. Anche se smentisce, è stato sentito dire ‘piuttosto che lasciarle la casa, faccio saltare tutto per aria”.

LA DIFESA: “REATO IMPOSSIBILE”
La difesa parla di “reato impossibile”, ma il pm è del parere che la condotta di Carlo fosse “idonea” a provocare un’esplosione o una morte per asfissia da metano.

 

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