Il 92enne venne trovato cadavere nella Casa del clero di via Besenghi tre anni fa

A TRIESTE Monsignore ucciso Il sacerdote amico accusato del delitto

L’anziano sacerdote era morto strangolato nella sua camera del seminario del capoluogo friulano

Monsignor Giuseppe Rocco aveva compiuto 92 anni quando venne trovato cadavere nella Casa del clero di via Besenghi, a Trieste. Era il 25 aprile di tre anni fa e l’anziano sacerdote era morto strangolato nella sua camera del seminario del capoluogo friulano. Il corpo venne rinvenuto ai piedi del letto. L’uomo era vestito, come se stesse per uscire. Al termine di una complessa e delicata indagine, gli inquirenti sono giunti alla conclusione che monsignor Rocco è stato assassinato e che a togliergli la vita sarebbe stato un altro sacerdote, il 52enne don Paolo Piccoli.

Ques t’ultimo deve adesso difendersi dall’accusa di omicidio nel processo appena cominciato davanti ai giudici della Corte d’Assise di Trieste.

Ad accusare Piccoli sono stati gli esiti degli accertamenti condotti dai carabinieri del capoluogo friulano, scattati subito dopo i risultati dell’esame autoptico eseguito dal medico legale sul cadavere della vittima 92enne. L’autopsia aveva infatti consentito di rilevare la rottura dell’osso ioide. Questa scoperta aveva collocato sotto una nuova luce la morte di padre Giuseppe Rocco e fatto capire agli inquirenti che non sarebbe stato più possibile catalogare il decesso come la sfortunata conseguenza di un incidente o di un suicidio. Si era trattato, invece, di un omicidio. L’anziano monsignore era stato assassinato all’interno della camera del seminario in cui viveva da tempo.

Adesso sul banco degli imputati, costretto a difendersi dall’accusa di omicidio, siede un altro sacerdote, quel don Paolo Piccoli che nella primissima fase dell’indagine era stato considerato dai magistrati una sorta di testil’anziano mone- chiave dell’in c hi e s ta . Poi, con il passare del tempo e con lo sviluppo del caso, la posizione del sacerdote veronese si era via via aggravata. E così da testimone privilegiato il 52enne Piccoli si era trasformato in indagato. Indagato con l’accusa di omicidio. Per la Procura di Trieste, il prelato avrebbe ammazzato “collega” per colpa di una misteriosa storia di furti di arredi sacri. Stando a quanto ricostruito dalla magistratura, monsignor Giuseppe Rocco si sarebbe imbattuto quasi casualmente in alcuni furti commessi da don Piccoli e avrebbe deciso così di denunciarlo. Piccoli, per paura di dover concludere anticipatamente la propria esperienza nella Chiesa di Roma a causa dello scandalo, avrebbe quindi aggredito Rocco e lo avrebbe strangolato nella sua stanza, uccidendolo. Questa, per lo meno, è l’i mp ost az io ne della pubblica accusa.

A guidare gli inquirenti nella direzione del 52enne sacerdote di origini venete sarebbero state innanzitutto le preziose testimonianze raccolte nell’ambiente del Clero, ma poi anche e soprattutto gli esiti degli esami scientifici effettuati sulla vittima e all’interno della sua stanza, vale a dire sulla scena del crimine. La prova indiziaria “ re gi na ” è considerata una serie di piccole macchie di sangue, rinÔ venute sotto il corpo di don Rocco e risultate coincidenti con il profilo genetico di don Piccoli. Macchie di sangue scoperte anche sul letto e sul lenzuolo dell’anziana vittima. Apparterrebbero tutte a don Paolo Piccoli. Per il pm Matteo Tripani non ci sono più dubbi: è lui l’assassino.

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