Una brutta pagina

(Depositphotos)

Finisce con un tintinnare di manette una delle più brutte pagine della furberia in politica. Quella che prima si fa la leggina ad hoc e poi usa i soldi pubblici per qualche cena, magari una borsa firmata, un foulard per l’amichetta o i rimborsi chilometrici di fantasiose missioni istituzionali. Le hanno chiamate spese pazze e noi, sui giornali, abbiamo speso fiumi di inchiostro trascrivendo i verbali della procura e spulciando tra migliaia di scontrini.

Come quelli che qualcuno arraffava a due mani sui banconi degli autogrill. Brutta roba, che ha rovesciato una giunta, quella capitanata dal leghista Cota, e che non sembra finire mai, visto che si sta per aprire il processo sul governo della Zarina Bresso che lo ha preceduto. Come dire che si va indietro, come i gamberi, anche se può sembrare assurdo. Beh, a pensarci, anche allora quando facevamo titoli e titoloni marcando lo scandalo dei soldi nostri che, tra parentesi, finivano pure in massaggi cinesi rigorosamente scontrinati, nessuno pensava alle manette. Si chiedeva piuttosto la restituzione del maltolto e il garbato calcio nel sedere ai furbetti affinché abbandonassero i palazzi. Ora quel fastidioso tintinnare di ferri ci deve interrogare su questa legge “spazzacorrotti” che con il nome si spiega da sé, così fortemente voluta dai grillini da essere diventata addirittura retroattiva. Alla faccia, non tanto delle norme, quanto del buonsenso, in un accavallarsi di storie personali da cui non si trae tuttavia l’identikit del bandito Giuliano. Ciascuno di noi valuterà se sia giusto o meno la retroattività delle manette come se si dovesse a tutti i costi dare sostanza a quella “onestà onestà” che è diventato un inno. Più fuori, in campagna elettorale, che dentro le stanze del potere.

fossati@cronacaqui.it

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