Si è soffocato con il gas della bomboletta che i detenuti utilizzano per cucinare e riscaldare cibi e bevande

A VELLETRI. Sesso, coca e morte. E dopo l’omicidio si suicida in carcere

Marco Prato era accusato, con un complice, di aver seviziato e poi ammazzato il 23enne Luca Varani. Il sindacato della penitenziaria: Grave sconfitta per lo Stato

Il 31enne Marco Prato

Era accusato dell’omicidio di Luca Varani, il ragazzo 23enne seviziato e assassinato in un appartamento romano il 4 marzo del 2016 durante un festino a base di sesso e droga. Il 20 giugno scorso, dopo poco più di un anno di detenzione, il 31enne Marco Prato si è tolto la vita nella cella del carcere di Velletri in cui si trovava rinchiuso dal giorno del suo arresto. Il 21 giugno, il giorno successivo al suicidio, Prato avrebbe avuto affrontare l’udienza preliminare del processo nel quale sarebbe stato accusato di omicidio in concorso.

Il suo corpo senza vita è stato scoperto durante il giro di ispezione effettuato dagli agenti di polizia penitenziaria dell’istituto di detenzione in provincia di Roma. Prato, 31 anni, aveva un sacchetto di plastica in testa e secondo i primi controlli eseguiti dal medico legale sarebbe morto soffocato. Il suo compagno di cella non si sarebbe accorto di nulla, perché stava dormendo. La magistratura ha avviato un’indagine a carico di ignoti per istigazione al suicidio. Il pm di turno ha autorizzato la rimozione della salma su cui verrà effettuata l’autopsia.

Per l’omicidio di Luca Varani è già stato condannato, in abbreviato e a 30 anni di reclusione, Manuel Foffo. Prato e Foffo avrebbero seviziato e ucciso Varani. Prato, a differenza del coimputato, aveva scelto il rito ordinario. Si sarebbe suicidato per «le menzogne dette» su di lui e per «l’attenzione mediatica» subìta. Il ragazzo ha lasciato una lettera in cui spiega i motivi del suo gesto. Durante gli interrogatori, Prato aveva sempre accusato Foffo: «Sono suo succube».

«Ho chiesto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria un rapporto dettagliato per vedere se il protocollo di prevenzioni dei suicidi è stato rispettato». A dirlo è stato il ministro della Giustizia Andrea Orlando da New York, spiegando che Marco Prato «per quanto ne so era seguito da uno psicologo e non aveva dato segni di squilibrio». Orlando ha poi ricordato che negli ultimi tempi sono state rafforzate le misure di psicologico dei detenuti e il numero dei suicidi è diminuito.

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha spiegato nel frattempo che non c’è «nessuna sorpresa per un suicidio per molti versi annunciato» . Già nello scorso anno il Garante nazionale era intervenuto «per riportarlo a Regina Coeli, alla luce del fatto – a tutti noto e in particolare all’amministrazione penitenziaria – che la cosiddetta “Articolazione psichiatrica” dell’istituto di Velletri è inesistente e che là una persona che già aveva nel passato tentato il suicidio avrebbe avuto minore assistenza di quella garantita nell’istituto romano».

Sulla vicenda si è espresso anche il Sappe, sindacato della penitenziaria, che ha parla di «sconfitta per lo Stato e per l’intera comunità. Il fatto che Prato sia morto inalando il gas dalla bomboletta che tutti i reclusi legittimamente detengono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande, come prevede il regolamento penitenziario, deve fare seriamente riflettere sulle modalità di utilizzo e di possesso di questi oggetti nelle celle», hanno osservato Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, e Maurizio Somma, segretario nazionale Sappe.

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