Vomitevole sarà lei, monsieur Macron

La chiusura dei porti sarà pure contraria al diritto internazionale, ma questo è un diritto diverso dagli altri perché manca un’autorità che lo applichi.

Chi lo viola deve solo saper resistere alle reazioni altrui. L’Australia lo fece, contro il “boat people” asiatico, tutto il mondo si scandalizzò, ma nessuno mosse un dito.

Poi c’è la “legge del mare” che obbliga tutti a salvare chi è in pericolo e sbarcarlo nel porto più vicino, purché “sicuro”. Ora, a parte che i migranti non sono naufraghi, ma gente che si mette in pericolo apposta, stipandosi su gommoni e contando sul trasbordo appena fuori dalle acque territoriali, cosa vuol dire porto sicuro? Uno in cui poter sbarcare senza pericoli?

I più vicini sono quelli libici. Esigere invece che vi siano buoni ospedali, democrazia e centri di raccolta perfetti, è troppo comodo. Per il diritto del mare basta dire al salvato: “vieni dalla Libia e ti riporto lì, ringrazia che non ti ho lasciato affogare” .

Diritto d’asilo? Va concesso a chi si trova già sul suolo italiano, non su una nave straniera in acque internazionali. Resta la questione morale: occorre aver pietà di queste masse di disperati in cerca d’una vita migliore.

Ma noi possiamo permetterci di ospitarle in quantità illimitata? No. Infatti le altre nazioni (compresa la Francia, dove Macron ci dà dei “vomitevoli”) hanno chiuso le frontiere, ben sapendo cosa comporterebbe l’immigrazione illimitata di popoli così diversi.

Mancanza di lavoro all’arrivo. Assimilabilità difficilissima, e relativi problemi di ordine pubblico. Pericolo d’infiltrazione terroristica. Il problema, insomma, è gigantesco. Epocale. O l’Europa lo risolve (meglio dire: lo argina) unita, o l’Italia dovrà fare come l’Australia. Salvini ha appena cominciato.

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single